domenica 18 settembre 2016

Recensione di Child 44: una storia elaborata male

Child 44 - Il bambino numero 44
 
Regia
Daniel Espinosa
il bambino numero 44 il cinema a modo mio
Trailer


Genere
Drammatico, thriller

Anno
2015

Cast
Tom Hardy (Leo Demidov); Noomi Rapace (Raisa Demidov); Gary Oldman (generale Mikhail Nesterov); Joel Kinnaman (Vasili Nikitin); Charles Dance (maggiore Grachev); Jason Clarke (Anatoly Brodsky); Vincent Cassel (maggiore Kuzmin); Paddy Considine (Vladimir Malevich); Tara Fitzgerald (Inessa Nesterov); Nikolaj Lie Kaas (Ivan Sukov); Fares Fares (Alexei Andreyev).

Storia
Il film inizia con uno scontro a fuoco ambientato nel 1945, quando l’armata rossa sconfigge la Germania nazista. Dopo ci si sposta nel 1953, in una Russia dove la Polizia di Stato esegue drasticamente gli ordini di un governo estremamente rigido. Ad eseguire i comandi c’è anche Leo Demidov, membro dell'MGB, costretto a dare la caccia ai presunti traditori della patria. Le cose si complicano quando tra i possibili complottisti viene fuori il nome di sua moglie, Raisa. I due vengono esiliati e trasferiti in una piccola provincia russa. Qui aiutano il generale Nesterov a risolvere un caso di omicidi infantili.

Recensione
La storia è molto interessante e si potrebbe trarre veramente un bel film. Solo che l’adattamento cinematografico del romanzo Child 44 non riesce a cogliere gli aspetti funzionali e fondamentali del libro di Tom Rob Smith. Espinosa realizza un thriller storico drammatico impasticciando la trama e creando sconnessioni narrative, sprecando le potenzialità di un grande cast. La sua macchina da presa, oltre ad essere disordinata negli scontri, non amalgama bene gli elementi, portando avanti due fili conduttori che non si congiungono. Anche il montaggio infatti risulta poco chiaro nei passaggi di scena. A ciò non pone rimedio neanche la sceneggiatura che aggiunge un incipit superfluo, risalente alla fine della Seconda Guerra Mondiale, allungando una narrazione già dispersiva. Si può fare a meno anche dell'epilogo che vorrebbe strappare una lacrima, sortendo, al contrario, un effetto stucchevole e pleonastico. I dialoghi inoltre, nonostante l’importanza tematica, sono poco coinvolgenti, peccando nella struttura. La fotografia è scura, disturbando molte scene, le quali del resto non possono fare affidamento neanche ad una colonna sonora che inciti i toni filmici.

Regia
4,5
Sceneggiatura
5
Fotografia
5
Colonna sonora
5
Voto
4,9