giovedì 20 ottobre 2016

I sette giorni di un prete segnati da una confessione

Calvario
- Padre James si trova come ogni domenica nel suo confessionale, in procinto di ascoltare i peccati di un uomo che sembrerebbe conoscere. Ma la persona dietro la graticola non racconta peccati bensì il proprio malessere: gli abusi subiti da bambino, perpetrati da un parroco. Un tormento che culmina con una minaccia: tra sette giorni, di domenica, sul bagnasciuga, ucciderà il prete. Inizia così il calvario di James tra l’affetto di sua figlia e i discorsi caustici dei paesani.

Regia
Visione cinematografica - Calvario
Trailer
John Michael McDonagh

Genere
Drammatico

Anno
2014

Cast
Brendan Gleeson (Padre James Lavelle); Chris O'Dowd (Jack Brennan); Kelly Reilly (Fiona Lavelle); Aidan Gillen (Dr. Frank Harte); Dylan Moran (Michael Fitzgerald); Isaach De Bankolé (Simon); M. Emmet Walsh (lo scrittore); Marie-Josée Croze (Teresa); Orla O'Rourke (Veronica Brennan); Domhnall Gleeson (Freddie Joyce); David Wilmot (Padre Leary).

Calvario - Visione cinematografica
Recensione
L’inizio è strepitoso. La linea che collega l’uomo con la fede non è sempre priva di disturbi e Calvario ce lo mostra, proiettando sullo schermo una controversia tra un prete e i paesani di un posto della splendida costa irlandese, esaltata tra l'altro da una pregevole fotografia. Il regista dà voce a quella rabbia che nasce da un’innocenza violata e che ha sconvolto l’Irlanda con lo scandalo dei preti pedofili, coperti per anni dalla Chiesa Cattolica. Si lascia intendere ciò dall'atmosfera tagliente e da una confessione che abbraccia la narrazione con i suoi sette giorni scanditi da pungenti critiche scagliate contro padre James: lo minacciano, gli bruciano la chiesa e gli uccidono il cane. Ma i preti non sono tutti uguali e James in questo caso paga per l’abito che porta: la purezza infantile scambiata con l’animo buono di un sacerdote. La chiesa ha abusato di un bambino e, ora, questo bambino, diventato adulto, segnato da quella vicenda, si vendica su una tonaca innocente, com'era innocente lui. La sceneggiatura affronta un argomento profondo e dai dialoghi emerge un certo astio nei confronti di chi indossa l’abito talare. In più la struttura del testo scenico si porta dietro tinte del genere giallo che s'integrano benissimo con il film. I toni sono quelli drammatici e a gestirli nei momenti meritevoli ci pensa una colonna sonora lodevole che sa quando entrare con le sue note, avvalendosi di un ottimo country e anche di un brano musicale coinvolgente.

Regia
7,5
Sceneggiatura
8
Fotografia
9
Colonna sonora
8
Voto
8,1